Cosa
Il carbon management è l’insieme delle strategie e degli strumenti con cui un’organizzazione gestisce e riduce le proprie emissioni di gas a effetto serra (GHG, greenhouse gases). Partendo dalla misurazione dell’impronta carbonica — la carbon footprint — il carbon management definisce gli obiettivi di riduzione, seleziona gli interventi in base al ritorno economico e pianifica il percorso di decarbonizzazione lungo l’intera catena del valore. Il processo si fonda su riferimenti internazionali consolidati, come il GHG Protocol e la norma ISO 14064-1, e costituisce la base per la certificazione ISO 14064 dell’inventario delle emissioni e per la rendicontazione climatica richiesta dalle direttive europee.
Perché
L’adozione di un piano di carbon management strutturato risponde a esigenze economiche e di compliance:
- Adempiere agli obblighi di rendicontazione climatica: la direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) richiede alle imprese sopra soglia la pubblicazione delle emissioni Scope 1, 2 e 3 e di un piano di transizione climatica secondo lo standard ESRS E1;
- Gestire i costi del carbonio in filiera: dal 1° gennaio 2026 il meccanismo CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) applica un prezzo alle emissioni incorporate nelle merci importate nell’UE; committenti e importatori richiedono ai fornitori dati emissivi affidabili;
- Accedere alla finanza sostenibile: un piano di decarbonizzazione credibile migliora il rating ESG dell’organizzazione e facilita l’accesso a credito agevolato e strumenti di finanza climatica;
- Qualificarsi presso i grandi committenti: le piattaforme di vendor rating e i questionari di filiera premiano le aziende con obiettivi di riduzione validati e inventari delle emissioni verificati;
- Ridurre i costi operativi: l’analisi delle emissioni evidenzia inefficienze energetiche e di processo, individuando interventi con ritorno economico diretto.
Come
Il percorso di carbon management si sviluppa in step definiti. Si parte dalla quantificazione delle emissioni Scope 1, 2 e 3, con la costruzione dell’inventario GHG secondo la ISO 14064-1 o il GHG Protocol. Segue l’analisi delle aree a maggiore intensità emissiva lungo la catena del valore e il confronto con i benchmark di settore. Su questa base si definiscono gli obiettivi di riduzione, eventualmente allineati ai criteri science-based, e si valutano gli interventi di abbattimento tramite strumenti di analisi economica come la curva dei costi marginali di abbattimento (MACC, Marginal Abatement Cost Curve) e il valore attuale netto. Il piano si completa con il monitoraggio periodico dei risultati, l’aggiornamento dell’inventario e, ove richiesto, la verifica di terza parte dei dati emissivi.
Focus
Carbon neutrality e net zero: due obiettivi diversi
Per orientare correttamente gli investimenti climatici è essenziale distinguere i due traguardi. La carbon neutrality può essere raggiunta nel breve periodo compensando le emissioni residue con crediti di carbonio certificati. L’obiettivo net zero — in linea con l’Accordo di Parigi e con il Green Deal europeo, che fissa al 2050 il traguardo delle zero emissioni nette — richiede invece l’abbattimento strutturale delle emissioni lungo l’intera catena del valore, dove lo Scope 3 rappresenta spesso la quota prevalente dell’impronta complessiva. Il riferimento per la definizione di obiettivi credibili è oggi il Corporate Net-Zero Standard della Science Based Targets initiative (SBTi), aggiornato nel giugno 2026 con la versione 2.0, che diventerà il requisito per i nuovi target a partire dal 2028. Distinguere i due obiettivi consente di evitare claim climatici non difendibili e di pianificare gli interventi con orizzonti temporali corretti.
CSRD e CBAM: quando la gestione delle emissioni diventa un obbligo
Il quadro normativo europeo rende la gestione delle emissioni un requisito operativo su due fronti. Con la direttiva CSRD, come rivista dal pacchetto Omnibus, le imprese con più di 1.000 dipendenti e ricavi superiori a 450 milioni di euro sono tenute a rendicontare le proprie emissioni e il piano di transizione climatica secondo lo standard ESRS E1. Il regolamento (UE) 2023/956 ha inoltre istituito il CBAM, entrato nella fase definitiva il 1° gennaio 2026: gli importatori di merci ad alta intensità di carbonio devono acquistare certificati commisurati alle emissioni incorporate, con un’esenzione de minimis fissata a 50 tonnellate annue dal regolamento (UE) 2025/2083. L’effetto si propaga lungo la filiera: anche le aziende non soggette direttamente agli obblighi ricevono dai clienti richieste di dati emissivi affidabili. Un piano di carbon management fornisce la base quantitativa per rispondere a queste richieste e alimenta il bilancio di sostenibilità.
La consulenza
con NUVA
NUVA mette a disposizione le proprie competenze tecniche e metodologiche per sviluppare una strategia di decarbonizzazione realmente aderente alle esigenze di un’organizzazione. Grazie ad un know-how consolidato nel settore, evitando ridondanze e formalizzazioni non necessarie, concentriamo il lavoro sulla valutazione economica degli interventi di abbattimento e sulla selezione dei progetti a più alto ritorno sull’investimento. Offriamo un supporto completo in tutto il percorso: dalla costruzione dell’inventario GHG alla definizione degli obiettivi, fino alla preparazione dei dati per la verifica di terza parte e all’integrazione con la strategia climatica complessiva dell’azienda.
F.A.Q.
Qual è la differenza tra carbon neutrality e net zero?
La carbon neutrality si ottiene bilanciando le emissioni prodotte con misure di compensazione, come l’acquisto di crediti di carbonio certificati, e può essere raggiunta in tempi brevi. L’obiettivo net zero richiede invece la riduzione strutturale delle emissioni lungo tutta la catena del valore, con la neutralizzazione delle sole emissioni residue non eliminabili. Il Corporate Net-Zero Standard della Science Based Targets initiative (SBTi) definisce i criteri per obiettivi net zero credibili e verificabili.
Serve aver già calcolato la carbon footprint per avviare un piano di carbon management?
No. Il calcolo della carbon footprint è il primo step del percorso di carbon management: la costruzione dell’inventario delle emissioni GHG secondo la ISO 14064-1 e il GHG Protocol fornisce la base quantitativa su cui definire obiettivi e interventi. Un’azienda che non ha mai misurato la propria impronta carbonica può quindi partire dalla fase di analisi, per poi proseguire con la pianificazione strategica della riduzione.
In che modo il carbon management si collega alla rendicontazione CSRD?
L’inventario dei gas serra e il piano di transizione climatica costituiscono la base quantitativa dello standard ESRS E1, dedicato al cambiamento climatico, all’interno del bilancio di sostenibilità conforme alla direttiva CSRD. Una misurazione rigorosa delle emissioni fornisce dati verificabili, richiesti dai revisori incaricati dell’assurance e dagli stakeholder finanziari, e riduce i tempi e i costi della rendicontazione.
Il CBAM riguarda anche le aziende che non importano direttamente?
Sì, per un effetto “domino” che si estende alla filiera. Il CBAM impone agli importatori di merci ad alta intensità di carbonio — come acciaio, alluminio, cemento e fertilizzanti — di dichiarare le emissioni incorporate nei prodotti, con un’esenzione de minimis di 50 tonnellate annue. Gli importatori richiedono quindi ai propri fornitori, anche extra UE o intermedi, dati sulle emissioni affidabili: disporre di un inventario GHG strutturato diventa un requisito per mantenere attivi i rapporti commerciali di fornitura.
Qual è la differenza tra carbon management e strategia di adattamento climatico?
Il carbon management agisce sulla mitigazione: riduce le emissioni di gas serra generate dall’organizzazione, per limitarne il contributo al cambiamento climatico. La strategia di adattamento climatico agisce invece sull’esposizione: analizza i rischi fisici e di transizione che il cambiamento climatico genera per l’azienda e definisce le misure per contenerli. I due percorsi sono complementari e alimentano entrambi la rendicontazione climatica richiesta dalle norme comunitarie.
Risorse
- ISO 14064-1:2018 — La norma internazionale per la quantificazione e la rendicontazione delle emissioni di gas serra a livello di organizzazione.
- GHG Protocol Corporate Standard — Lo standard internazionale di contabilizzazione delle emissioni Scope 1, 2 e 3.
- SBTi Corporate Net-Zero Standard v2.0 — Il framework di riferimento per la definizione di obiettivi net zero science-based.
- Regolamento (UE) 2023/956 (CBAM) — Il testo ufficiale del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere.