Circular economy

Strategie circolari per ridurre la dipendenza dalle materie prime e generare nuovi ricavi da scarti e sottoprodotti.

Cosa

L’economia circolare è un modello economico che punta a mantenere in uso materiali e prodotti il più a lungo possibile, riducendo il prelievo di materie prime e la produzione di rifiuti. Per un’impresa, adottare una strategia circolare significa riprogettare i propri processi: estendere il ciclo di vita dei beni, reimpiegare scarti e sottoprodotti, sviluppare nuovi modelli di business basati sul principio del product as a service. La consulenza sull’economia circolare di NUVA si rivolge alle aziende manifatturiere e alle imprese di servizi che intendono ridurre i costi di approvvigionamento, adeguarsi ai nuovi obblighi europei in materia di ecodesign e imballaggi, e trasformare la circolarità in una leva competitiva.

Perché

L’adozione di una strategia di economia circolare offre vantaggi concreti e misurabili:

  • Ridurre i costi e i rischi di approvvigionamento, contenendo l’esposizione alla volatilità dei prezzi delle materie prime grazie al reimpiego di scarti, sottoprodotti e materie prime seconde;
  • Generare nuovi ricavi, attraverso la cessione dei residui di produzione valorizzati (End of Waste, sottoprodotti) e modelli di business circolari come il product as a service;
  • Anticipare gli obblighi normativi europei: il regolamento ecodesign (ESPR) e il regolamento imballaggi (PPWR), applicabile dal 12 agosto 2026, introducono requisiti di circolarità e tracciabilità per chi immette prodotti sul mercato dell’Unione europea;
  • Qualificarsi negli appalti pubblici, dove i criteri ambientali minimi (CAM) previsti dal Codice degli Appalti premiano il contenuto riciclato e le prestazioni circolari;
  • Migliorare l’accesso al credito e ai finanziamenti, valorizzando le performance circolari presso banche e programmi europei come InvestEU e LIFE.

Come

Il percorso verso la circolarità parte dall’analisi del potenziale di circolarità dell’organizzazione: mappatura dei flussi di materiali, dei residui di produzione e dei costi di approvvigionamento. Segue la valutazione del modello di business, per individuare le strategie a maggiore ritorno: valorizzazione di scarti e sottoprodotti, progettazione circolare dei prodotti, nuovi modelli di ricavo.

Le opzioni individuate vengono verificate sotto il profilo tecnico e normativo, ad esempio analizzando la cessazione della qualifica di rifiuto ex art. 184-ter del D.Lgs. 152/2006, l’opportunità di qualifica di sottoprodotto ai sensi del D.M. 264/2016, e i requisiti di ecodesign applicabili. Una volta vagliate, tali opzioni sono tradotte in un piano di attuazione con stima degli investimenti correlati, priorità individuate e indicatori prestazionali. Il monitoraggio dei risultati consente di rendicontare i progressi verso i propri stakeholders.

Focus

Il quadro europeo: dal Circular Economy Action Plan al Circular Economy Act

Il Circular Economy Action Plan del 2020 ha sancito l’economia circolare come uno dei pilastri del Green Deal europeo. Da allora il quadro è divenuto maggiormente vincolante: il regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), applicabile dal 12 agosto 2026, impone a tutti gli operatori specifiche disposizioni su sostanze e riciclabilità, introducendo obblighi di contenuto minimo riciclato negli imballaggi in plastica a partire dal 2030. La Commissione europea ha inoltre annunciato per la seconda metà del 2026 la proposta di Circular Economy Act, la legge quadro destinata a creare un mercato unico delle materie prime seconde. Per le imprese, muoversi in anticipo significa evitare adeguamenti d’urgenza, e presidiare mercati — quello dei materiali riciclati in primo luogo — destinati a crescere per effetto della domanda normativa.

Ecodesign e appalti pubblici: dove la circolarità diventa un requisito

Il regolamento (UE) 2024/1781 (ESPR) estende i requisiti di progettazione ecocompatibile a quasi tutti i prodotti immessi sul mercato dell’Unione europea. In particolare afferma i principi di durabilità, riparabilità, riciclabilità, e introduce un passaporto digitale di prodotto (DPP) che ne traccia le caratteristiche lungo la filiera. Il primo piano di lavoro 2025-2030, pubblicato nell’aprile 2025, individua le categorie prioritarie di applicazione — tra cui tessile, calzature e arredo — con atti delegati attesi dal 2026 e requisiti applicabili tra il 2027 e il 2028.

Sul mercato interno, la circolarità è già un criterio di aggiudicazione di nuove commesse: l’art. 57 del Codice degli Appalti (D.Lgs. 36/2023) obbliga le stazioni appaltanti a inserire nei bandi i criteri ambientali minimi (CAM), e molti CAM richiedono o premiano percentuali di contenuto riciclato documentate. Chi struttura per tempo una base dati sulla circolarità dei propri prodotti — a maggior ragione se dispone già di un sistema di gestione ambientale — si presenta alle gare con un vantaggio concreto.

La consulenza
con NUVA

NUVA guida la direzione aziendale e chi ricopre ruoli di gestione operativa e sviluppo prodotto nella trasformazione dell’economia circolare in una leva di competitività economica. Evitando aggravi formali, concentriamo il lavoro sull’analisi dei dati reali — flussi di materiali, costi di approvvigionamento, residui di produzione — e sulla selezione dei progetti a più alto ritorno sull’investimento, dalla sola valorizzazione degli scarti alla scelta di nuovi modelli di business sostenibili, passando per l’adeguamento ai requisiti europei di ecodesign.

F.A.Q.

Qual è la differenza tra sottoprodotto ed End of Waste?

Il sottoprodotto (art. 184-bis del D.Lgs. 152/2006, con i criteri applicativi del D.M. 264/2016) è un residuo di produzione che non diventa mai rifiuto, se ne è certo il riutilizzo senza trattamenti diversi dalla normale pratica industriale. L’End of Waste (art. 184-ter) è invece la cessazione della qualifica di rifiuto al termine di un’operazione di recupero autorizzata. La distinzione ha effetti concreti su autorizzazioni, tracciabilità e costi: qualificare correttamente i propri residui è il primo passo di ogni strategia circolare.

Cosa cambia per le imprese con il regolamento imballaggi (PPWR)?

Dal 12 agosto 2026 il regolamento (UE) 2025/40 è direttamente applicabile in tutta l’Unione europea, senza recepimento nazionale. Chi immette imballaggi sul mercato deve predisporre una dichiarazione di conformità e rendere disponibile la relativa documentazione tecnica a supporto, rispettare le restrizioni sulle sostanze impiegate — ad esempio i PFAS negli imballaggi a contatto con alimenti — e registrarsi ai sistemi in uso per adempiere ai requisiti responsabilità estesa del produttore. Dal 2030 saranno in vigore gli obblighi di progettazione per il riciclo e di contenuto minimo riciclato negli imballaggi in plastica.

L'economia circolare offre vantaggi nelle gare d'appalto pubbliche?

Sì. L’art. 57 del Codice degli Appalti (D.Lgs. 36/2023) obbliga le stazioni appaltanti a inserire nei bandi i criteri ambientali minimi (CAM), che in molte categorie richiedono percentuali di contenuto riciclato o premiano le prestazioni circolari con punteggi aggiuntivi in sede di offerta economicamente più vantaggiosa. Le evidenze richieste, dalle certificazioni di contenuto riciclato alla documentazione di filiera, vanno prodotte già in fase di gara. Poterne disporre in anticipo è quindi una condizione di accesso, non un dettaglio formale.

Da dove si comincia se l'azienda non ha mai lavorato sulla circolarità?

Dall’analisi dei flussi: quali materiali entrano, quali residui escono, quanto costano approvvigionamento e smaltimento. Questa fotografia consente di individuare le opportunità a maggiore ritorno — come la modifica di un processo o la valorizzazione di uno scarto — e di costruire un piano graduale, senza investimenti iniziali sproporzionati.

Risorse