Case studies

Ricerche su casi reali, per decidere sulla base di esperienze verificate e documentare i risultati ottenuti.

Cosa

Un case study è lo studio approfondito di un’esperienza aziendale reale — un progetto, un cambiamento organizzativo, un prodotto o servizio commercializzato — condotto con un metodo di ricerca definito. Non racconta soltanto che cosa è stato fatto: ricostruisce il contesto di partenza, le scelte adottate, le risorse impiegate, i risultati misurati e le condizioni che ne hanno reso possibile il conseguimento. I case studies di NUVA hanno due impieghi: analizzare casi inerenti ad altre organizzazioni, per valutare un progetto prima di avviarlo; e documentare un’esperienza dell’azienda committente, producendo un’evidenza strutturata e tracciabile dei risultati ottenuti. In entrambi i casi il risultato è un documento accurato, costruito con la massima oggettività.

Perché

Un caso di studio costruito con metodo offre vantaggi importanti:

  • Dimostrare i risultati a committenti e stazioni appaltanti: i sistemi di vendor rating e le richieste di qualifica chiedono evidenze documentali, non dichiarazioni di intenti;
  • Sostenere le asserzioni ambientali: dal 27 settembre 2026 si applicano le nuove regole del Codice del consumo introdotte dal D.Lgs. 30/2026, che qualificano come ingannevoli le asserzioni ambientali generiche o non comprovate;
  • Rafforzare il dialogo con banche e investitori, che nelle istruttorie chiedono dati ESG tracciabili e riferiti a progetti concreti;
  • Ridurre il rischio di un investimento: verificare su casi già realizzati tempi, costi e condizioni di successo prima di replicare un progetto;
  • Trattenere il know-how interno, rendendo trasferibile un’esperienza che rischia altrimenti di restare legata alle persone che l’hanno promossa vissuta.

Come

Il percorso segue step definiti. Si parte dalla definizione dell’obiettivo e del perimetro della ricerca: la domanda a cui il caso deve rispondere determina quali evidenze saranno necessarie. Seguono la selezione dei casi e delle fonti, la scelta delle tecniche di analisi e la definizione degli accordi di riservatezza. Il protocollo di raccolta stabilisce non solo quali documenti o interviste considerare, ma anche secondo quali indicatori di performance analizzarli, e con quale profondità temporale. Dopo la raccolta, i dati sono verificati incrociando fonti diverse; l’iter ricostruito viene infine valutato con i referenti coinvolti, laddove possibile. La relazione prodotta descrive contesto, scelte operate, risultati ottenuti e limiti di trasferibilità. Da questa relazione, è possibile ricavare una versione sintetica pubblicabile, approvata dall’organizzazione prima della diffusione.

Focus

Dal 27 settembre 2026 le asserzioni ambientali vanno provate

La Direttiva (UE) 2024/825, recepita in Italia con il D.Lgs. 30/2026, modifica il Codice del consumo e si applica nel nostro Paese a partire dal 27 settembre 2026. Le asserzioni ambientali generiche — «sostenibile», «eco-friendly», «a impatto zero» — sono qualificate come pratiche commerciali ingannevoli quando l’impresa non è in grado di dimostrare le prestazioni cui l’asserzione si riferisce. Più stringente ancora è la regola sulle prestazioni future: dichiarare un obiettivo ambientale a una certa data è ingannevole se l’impegno non è chiaro, oggettivo, pubblico e verificabile, definito in un piano di attuazione dettagliato, con obiettivi misurabili, risorse assegnate e verifica periodica da parte di un terzo indipendente.

La disciplina del Codice del consumo tutela consumatori e microimprese; nella comunicazione tra imprese resta applicabile la normativa sulla pubblicità ingannevole (D.Lgs. 145/2007). Il presidio, in entrambi i casi, è lo stesso: disporre di documentazione che permetta di sostenere quanto comunicato. Un caso di studio non sostituisce una certificazione né una verifica di terza parte, ma è la base documentale su cui un’affermazione può poggiarsi.

Case study, benchmarking e policy analysis: tre domande diverse

Gli strumenti di ricerca a supporto delle decisioni di sostenibilità rispondono a domande distinte, e confonderli porta a commissionare l’analisi sbagliata. Il benchmarking risponde a «dove siamo rispetto agli altri»: confronta le prestazioni su indicatori omogenei e restituisce un posizionamento. La policy analysis risponde a «che cosa ci chiederà la norma»: considera il quadro regolatorio e i suoi scenari di evoluzione. Il case study risponde a «come è stato fatto, e a quali condizioni funziona»: ricostruisce in profondità una singola esperienza, comprese le variabili di contesto che spiegano il risultato, dalla dimensione aziendale all’assetto organizzativo fino ai vincoli territoriali. È lo strumento adatto quando la decisione riguarda un progetto specifico e servono dati di esperienza puntuali, non aggregati.

I tre strumenti si combinano in maniera funzionale. Ad esempio il benchmarking individua gli operatori più avanzati a fronte di una determinata esigenza, il caso di studio ne spiega il percorso, la policy analysis verifica che quel percorso sia sostenibile nel quadro normativo dei prossimi anni.

Case studies per la sostenibilità: lo schema dell’approccio NUVA

La consulenza
con NUVA

NUVA mette a disposizione le proprie competenze tecniche e metodologiche per costruire studi di caso realmente utili ad orientare le scelte di un’organizzazione. Grazie a un know-how consolidato nel settore, evitando ridondanze e formalizzazioni non necessarie, concentriamo il lavoro sulle domande che contano per il business e seguiamo il cliente in tutto l’iter della ricerca: definizione del perimetro, raccolta e verifica dei dati, relazione finale e sua sintesi. Il risultato è un documento verificabile, da poter condividere con committenti, finanziatori e valutatori esterni.

F.A.Q.

I dati aziendali contenuti in un caso di studio restano riservati?

Il perimetro di ciò che può essere pubblicato viene definito prima di iniziare, con un accordo di riservatezza. La relazione completa, con i dati economici e operativi, resta interna all’organizzazione; l’eventuale versione ad uso divulgativo è approvata prima della diffusione e può omettere i valori sensibili, aggregarli o rendere anonimi i soggetti coinvolti.

Quanto è replicabile in un’altra azienda un caso di studio?

Un risultato dipende da dimensione, settore, assetto organizzativo e contesto normativo: le stesse azioni, in condizioni diverse, producono esiti diversi. Per questo un caso di studio strutturato in maniera oggettiva esplicita le condizioni che hanno reso possibile il risultato e i limiti oltre i quali il modello potrebbe non essere replicabile.

Un caso di studio può essere usato come prova a sostegno di un’asserzione ambientale?

Documenta risultati già conseguiti e le fonti da cui derivano, quindi sostiene un’affermazione riferita al passato. Non equivale però a una certificazione né a una verifica di terza parte: per le asserzioni sulle prestazioni future il Codice del consumo, come modificato dal D.Lgs. 30/2026, richiede un piano di attuazione con obiettivi misurabili e verifica indipendente.

Quando conviene commissionare un caso di studio invece di avviare subito il progetto?

Quando l’investimento è rilevante e le informazioni disponibili sul mercato hanno natura promozionale. Analizzare due o tre esperienze comparabili chiarisce tempi reali, costi non evidenti, competenze necessarie e punti di fallimento ricorrenti, e permette di valutare la fattibilità prima di impegnare risorse sul progetto.

Risorse